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venerdì 27 giugno 2008
Décidé, vigoreux, granitique, un peu vif
(quel che provo tra Bembo e Messiaen) Quattro giugno, Riva del Garda: pianoforte, clarinetto, violino e violoncello. Superbo Messiaen: quartetto per la fine dei tempi. Abbandono Bologna per un'incredibile esecuzione, non credo ai miei sensi quando tocco l'armonia dei musicisti durante le prove. Non finiscono le frasi, ma si capiscono; non si danno il tempo, ne hanno uno comune. È, amico è un silenzio che vuol diventare musica.
Due settimane e qualche giorno in più a Trento. Francesca mi aspetta per andare al cinema, Francesca mi chiede come sto, Francesca mi pensa durante il colloquio, Francesca capisce che lunedì non tornerò. Si preoccupa ma non lo mostra. Manco gli appuntamenti e infrango promesse: un po' mi odia. Eppure stordisce di mail impazienti la mia posta elettronica. È, amico è uno che ha molta nostalgia di te. Ventidue giorni dopo torno in Via Azzo Gardino 23, torno in Dipartimento. Ritrovo professori scorbutici che razionano il tempo di ricevimenti nevrotici, ritrovo la stanchezza dell'afa emiliana, ritrovo chi sa ristorare corpo e spirito con discorsi a base di prosciutto e melone. È, l'amico è il più deciso della compagnia, e ti convincerà a non arrenderti anche le volte che rincorri l'impossibile. Paola si entusiasma per il mio tirocinio, parla dei suoi esami: mi ricorda come ci si appassiona. Ventisei giugno, sera. Ritorno in Via Santo Stefano 128, ma non è più casa. Il proprietario e i futuri inquilini scendono le scale, io le salgo. La bicicletta è stata spostata, non trovo il cestino. Valigie e scatoloni. E Sara sulla porta che sorride, o forse gongola, quando mi dice che domani parte. Convivenza finita: non lo avrei saputo, se fossi rimasta a Trento. E poi, a proposito, le devo trentaquattro euro per il gas. È tanto che non parliamo sinceramente, non ci siamo chiarite, forse non ci siamo capite e comunque non può finire così. Offro il fianco: dovremmo brindare, fare una fotografia, rompere un muro, abbattere quello dell'indifferenza, insomma, non può finire così. La freddezza trafigge la carne, il cinismo si conficca nell'osso: non serve, inventariamo e dividiamo i beni, che è più utile. Lavatrice a te, microonde a me; televisione a te, amarezza a me. Suona il campanello. Francesca al cancello pazienta mentre e io trovo le chiavi tra calzini e rimpianti. Mi cambio tre volte e siamo in ritardo. Capisce che gattacicova, ma non chiede. Aspetta che parli da me e tracanna uno spritz. Sa, l'amico sa, il gusto amaro della verità , ma sa nasconderla e per difenderti, un vero amico anche bugiardo è. L'una di notte, non va tutto bene. Saluto Mario: goditi Salerno quest'estate. Daniele non mi bacia, ché ci vediamo ancora. In autobus o a piedi vanno a casa; io giro la chiave nella serratura e rimesto emozioni. E l'impressione che ho è quella di non aver caricato l'orologio della mia vita troppo a lungo; sento di essere rimasta, due settimane senza i miei amici quotidiani, bloccata alla fine del tempo.
giovedì 26 giugno 2008
Train for two
I papaveri macchiano di rosso l'erba scura: sta calando la notte sulla pianura. Il regionale 2265 per Bologna sferraglia maestosamente sopra il Po. Zanzare e afa: umidità visibile a occhio nudo. Finestrini annebbiati: nel terzo vagone la temperatura è diversa. Nel terzo vagone si gela. Nel terzo vagone, il mio vagone, solo studenti infreddoliti. Assonnati sfogliano libri di diritto internazionale e biochimica, annoiati disegnano cerchi concentrici sulla condensa del vetro, beati sonnecchiano a ritmo di I-pod.
Sono al computer: lotto con la carica della batteria che sta per finire, pianifico gli esami, oltre l'angolo dello schermo sbircio chi mi circonda. Di fronte Saverio (targhetta sullo zaino suo e perspicacia mia) consuma le pagine di un saggio dal titolo improbabile. Zingari di merda. Piuttosto critico. Molto sconcertante nell'abbinamento con la faccia da scolaretto che ripara nel cappuccio della felpa. Forse si accorge che lo guardo, magari già da un po' mi osservava: Bel computer. E ragazza intelligente, è un sacco che scrivi. Ringrazio, sorrido. È un rimedio alla noia del viaggio. Non molla; nonostante la temperatura polare il ghiaccio si è rotto e adesso vuole chiacchierare. Mi infilo un'altra maglia e scopro che ha la mia età, studia economia e gioca a basket. Avvolgo le spalle nella sciarpa, starnutisco e scopre che sono allergica al pelo di gatto. Scambio di battute, il libro in tasca, il treno si ferma, lui scende. Batteria al dieci percento, speriamo duri ancora un po'. Sfrutto gli ultimi attimi di tecnologia a mia disopsizione e mi accorgo troppo tardi che il ragazzo dalla borsa Arena, occhiali e occhi blu, e fisico da tuffatore mi sorride. Lo saluto mentre si avvia alla porta; mi scopro immersa in flessioni alla Carrie Bradshaw. Ho i capelli arruffati, la maglia incollata alla schiena da un sudore ormai ghiacciato, le occhiaie di chi ha abbinato pollini e lenti a contatto. Mi sento decisamente poco attraente, ma ho attirato l'attenzione di qualcuno. Sarà la noia del viaggio, sarà l'effetto collaterale di un'impertinente aria condizionata: gioco o scherzo non importa, la mia convinzione che il treno è fatto per flirtare ha trovato conferma.
giovedì 5 giugno 2008
Bacco perbacco
(ecco cos'è vivere) Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore! Ciascun suoni, balli e canti! Arda di dolcezza il core! Non fatica, non dolore! Ciò ch’a esser convien sia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Incerto il futuro, e in forse anche la futura festa di Mesiano. Sabato una ragazza si è ubriacata e non si è accorta di esser stata violentata. Polemica scoppiata, perbenismo infuocato. Si cercano i colpevoli, si colpevolizzano famiglia e società. E i giovani, che non sono più quelli di una volta. Non conoscono il rispetto, accusa il vecchietto dalla sua panchina; Vanno puniti, tuona la mamma al mercato. Niente più festa, dunque. Aboliti il rock, la techno e la disco; addio al travaso di Montenegro nelle bottiglie della Coca Cola. Niente più affetto trabordante di amici casuali; fine dei baci rubati in mezzo a un prato. Tradizione rimossa, tutti gli universitari trentini sconteranno la pena dell'idiozia di pochi imbecilli. Alla sbarra il divertimento, giudice l'opinione comune: è una storia già narrata. È una vicenda già sentita, Penteo contro Cadmo. Dioniso, demone o dio? Euripide ammonisce, il padrone del piacere poi si è vendicato. Quiete pubblica o repressione? Lorenzo De' Medici, che a vent'anni perse il padre e guadagnò Firenze, comprese l'importanza del Carnevale. Non lo abolì: compose canti in suo onore. Aveva capito che i riti di liberazione sono il collante della società: è forse per questo che lo ricordiamo come il Magnifico. |
Marta Romagnoli, scissa tra Trento e Bologna, tra la semiotica e il resto del mondo. Il mito di alcuni, l'enigma di molti. Mi perdo in appassionate letture e ardite scritture. Troppo ingenua e molto curiosa, l'unica cosa certa è che spesso mi accorgo di vivere in una barzelletta.
[e-mail] marta.romagnoli[-ät-]gmail.com Gemma in Tabagismo SaraP. in Tabagismo Gemma in Home sweet home T in Home sweet home Gemma in Home sweet home iome in Home sweet home Lara in Tradizioni Fabry in Il torto di Ryszard Kapuscinski Gemma in Il torto di Ryszard Kapuscinski (sempre)iome in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) iome in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) webmaster in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) Gemma in L'autonomia va in vacca (e forse anche il mio blog) 2009 novembre ottobre settembre agosto luglio giugno maggio aprile marzo febbraio gennaio 2008 dicembre novembre ottobre settembre agosto luglio giugno maggio aprile marzo
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